La leggenda sulla nascita degli scacchi

Pubblicato da Andrea Pastore 01/09/2015

Gli scacchi sono un gioco millenario, le uci origini non sono ben note, ma nel tempo sono nate diverse leggende attorno alla nascita di questo gioco straordinario.

Ci sono tante leggende che riguardano la nascita degli scacchi, quella che state per leggere è sicuramente la più nota, insieme alla sua variante riportata sotto.

Tanto tempo fa, in India c'era un principe le cui ricchezze erano tali che nulla gli mancava ed ogni suo desiderio poteva essere esaudito. Mancandogli però in tal modo proprio ciò che l'uomo comune spesso ha, ovvero la bramosia verso un desiderio inesaudibile, il Principe trascorreva le giornate nell'ozio e nella noia. Un giorno, stanco di tanta inerzia, annunciò a tutti che avrebbe donato qualunque cosa richiesta a colui che fosse riuscito a farlo divertire nuovamente. A corte si presentò uno stuolo di personaggi d'ogni genere, eruditi saggi e stravaganti fachiri, improbabili maghi e spericolati saltimbanchi, sfarzosi nobili e zotici plebei, ma nessuno riuscì a rallegrare l'annoiato Principe. Finché si fece avanti un mercante, famoso per le sue invenzioni. Aprì una scatola, estrasse una tavola con disegnate alternatamente 64 caselle bianche e nere, vi appoggiò sopra 32 figure di legno variamente intagliate, e si rivolse al nobile reggente: "Vi porgo i miei omaggi, o potentissimo Signore, nonché questo gioco di mia modesta invenzione. L'ho chiamato il gioco degli scacchi".

Il Principe guardò perplesso il mercante e gli chiese spiegazioni sulle regole. Il mercante gliele mostrò, sconfiggendolo in una partita dimostrativa. Punto sull'orgoglio il Principe chiese la rivincita, perdendo nuovamente. Fu alla quarta sconfitta consecutiva che capì il genio del mercante, accorgendosi per giunta che non provava più noia ma un gran divertimento! Memore della sua promessa, chiese all'inventore di tale sublime gioco quale ricompensa desiderasse. Il mercante, con aria dimessa, chiese un chicco di grano per la prima casella della scacchiera, due chicchi per la seconda, quattro chicchi per la terza, e via a raddoppiare fino all'ultima casella. Stupito da tanta modestia, il Principe diede ordine affinché la richiesta del mercante venisse subito esaudita. Gli scribi di corte si apprestarono a fare i conti, ma dopo qualche calcolo la meraviglia si stampò sui loro volti. Il mercante infatti stava chiedendo 18.446.744.073.709.551.615 chicchi di grano, una quantità che avrebbe richiesto secoli di produzione. Non potendo materialmente esaudire la richiesta dell'esoso mercante e non potendo neppure sottrarsi alla parola data, il Principe diede ordine di giustiziare immediatamente l'inventore degli scacchi.

Nella variante, invece, il principe era molto infelice a causa della perdita del figlio in una battaglia per la difesa del suo regno, e passava il tempo a ripensare alla strategia che aveva condotto si alla vittoria, ma anche alla morte del figlio. Un giorno giunse a corte un monaco a far visita al principe mostrandogli gli scacchi. Il principe si appassionò a questo gioco e, a forza di giocare, capì che non esisteva un modo di vincere quella battaglia senza sacrificare un pezzo. Finalmente felice, il principe chiese al monaco che ricompensa volesse, ed anche lui fece quell'esorbitante richiesta, ma solo per insegnare al principe che una richiesta apparentemente modesta può nascondere un costo enorme: quando il re ebbe capito il monaco ritirò la richiesta e divenne amministratore di una provincia del regno. 

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